Intervista al Prof. Andrea Crisanti, Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria – Italian Malaria Network.
In occasione della Giornata mondiale contro la malaria, UNRIC Italia ha intervistato Andrea Crisanti, Professore di Microbiologia presso l’Università degli Studi di Perugia e Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulla Malaria – Italian Malaria Network.L’Italian Malaria Network è un centro di ricerca interuniversitario finalizzato al potenziamento e al coordinamento degli studi che riguardano i principali aspetti della malattia.
Il Network è composto da qualificati gruppi di ricerca provenienti da nove Università italiane e dall’Istituto Superiore di Sanità. La necessità che ha spinto questi differenti gruppi di ricerca a consorziarsi in un network è da ricercarsi da un lato, nell’alto grado di integrazione tra tutte le discipline coinvolte che lo studio della malaria comporta e, dall’altro, nella possibilità in tale modo di “formare” nuovi giovani ricercatori capaci di apprendere e saper utilizzare le più recenti metodologie e tecnologie per metterle a frutto negli studi sulla malattia.
Domanda: Qual è l’impatto della malaria oggi?
Risposta: La malaria rappresenta ancora oggi, a livello mondiale, una delle cause principali di mortalità ed è stata inserita dalle Nazioni Unite, per tale motivo, tra le malattie da debellare entro il 2015 insieme all’HIV/AIDS (Obiettivi del Millennio).I numeri relativi all’impatto della malaria sul tasso di mortalità destano infatti ancora grande preoccupazione: essa rappresenta oggi la più importante parassitosi e la seconda malattia infettiva al mondo per morbilità e mortalità dopo la tubercolosi, con 500 milioni di nuovi casi clinici all’anno (di cui il 90% in Africa tropicale) e 1 milione di morti all’anno.La sua attuale diffusione non si limita peraltro alle aree tropicali dell’America del sud, dell’Africa e dell’Asia, ma interessa anche gli Stati Uniti e altri paesi industrializzati che, sebbene in misura minore, presentano casi clinici provocati da spostamenti di persone che contraggono la malattia in zone in cui essa è endemica.


